Un tecnopremier in casa Merkozy
Mario Monti ieri si è candidato a diventare il contrappeso comunitario all’asse franco-tedesco, che domina la zona euro dall’inizio della crisi. “La mia visione dell’Europa coincide con quella tradizionale dell’Italia: un’Europa che si fonda sul metodo comunitario”, ha detto il tecnopremier, dopo l’incontro con il presidente della Commissione, José Manuel Barroso.
8 AGO 20

Mario Monti ieri si è candidato a diventare il contrappeso comunitario all’asse franco-tedesco, che domina la zona euro dall’inizio della crisi. “La mia visione dell’Europa coincide con quella tradizionale dell’Italia: un’Europa che si fonda sul metodo comunitario”, ha detto il tecnopremier, dopo l’incontro con il presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Nel vertice di domani a Strasburgo con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, “il mio sforzo sarà di operare come ponte verso il metodo comunitario”, ha spiegato Monti. Nei corridoi delle istituzioni europee sono in molti a sperare che riesca a scardinare il Merkozy. Secondo Barroso, l’Europa ha “bisogno di questa leadership impegnata”. Le “soluzioni franco-tedesche non funzionano”, dice al Foglio Guy Verhofstadt, presidente dei liberali all’Europarlamento. “E’ da due anni che assistiamo al metodo intergovernativo di Merkel e Sarkozy che ha soltanto aggravato la crisi”. Per il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, “non possiamo affidare la gestione di crisi che hanno conseguenze gravi per tutti i paesi a un piccolo direttorio. Servono consultazioni multilaterali”.
Nella nuova Europa che si sta disegnando con la crisi, il tradizionale europeismo italiano appare però superato. Il centro dell’Unione europea non sta più a Bruxelles, con la sua Commissione e l’Europarlamento. Soltanto la Germania ha casse sufficientemente piene da salvare l’Unione monetaria. Gli altri, anche i più grandi, sono troppo deboli sui mercati per contrapporsi alla “Merkel rule”. Con la tripla A francese a rischio, Sarkozy a volte ha protestato, ma alla fine è sempre stato costretto ad allinearsi alla cancelliera. Il premier francese, François Fillon, riconosce che lo stallo è dovuto a “una grande difficoltà: convincere la Germania del fatto che dobbiamo dotare l’Eurozona di uno strumento di difesa della nostra moneta che passi per un’evoluzione del ruolo della Bce”.
La scorsa settimana, David Cameron è volato a Berlino per supplicare Merkel di trasformare la Bce in una Fed europea. Pochi giorni prima, il primo ministro irlandese Enda Kenny ha implorato la cancelliera di permettere alla Bce di diventare prestatore di ultima istanza dei governi in difficoltà. Subito dopo il successo elettorale di domenica in Spagna, Mariano Rajoy ha chiesto a Merkel di consentire alla Bce di rafforzare i suoi acquisti di bond. Ieri Madrid è stata costretta a pagare più di Atene per collocare il suo debito: il 5,11 per cento su titoli a tre mesi, più della Grecia in un’asta analoga una settimana fa. Gli spread italiani hanno superato quota 490. I tassi di Francia e Belgio si muovono più nella direzione dei paesi periferici che dei sicurissimi Bund tedeschi. Sempre più preoccupati, anche gli Stati Uniti vogliono che la Bce faccia “di più”.
Monti ieri ha implicitamente criticato la mania tedesca sul rigore. “Il consolidamento è di fondamentale importanza. Ma non deve mettere in seconda linea, come è accaduto negli ultimi anni, l’attenzione sulla crescita”. Monti ha anche bocciato l’Europa a due velocità franco-tedesca con “una divisione troppo netta” tra una zona euro con i suoi Diciassette membri e l’Unione europea a Ventisette. Secondo Merkel, invece, occorre “muoversi in fretta per cambiare i trattati”. E se è troppo difficile da fare a Ventisette, allora bisogna agire a livello di zona euro: “Situazioni straordinarie richiedono misure straordinarie”, ha detto la cancelliera, che però s’oppone a soluzioni straordinarie come gli Eurobond o una Fed europea. Per l’Italia e la Spagna non sono “necessari aiuti finanziari esterni”, ha detto il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo il quale tassi al 7 per cento non sono un problema: “Possono farcela da sole”.